CIVIC Data

Combina, elabora, prendi, togli. Questo è più o meno il processo di sviluppo dei CIVIC Data. No, non è vero, dai. Non è cosa da niente: aggregare dati da fonti ufficiali per costruire un quadro di insieme su ciò che ci e vi interessa.

Il nostro obiettivo: offrire degli spunti per costruirsi un punto di vista informato. I temi? Tutto ciò che pensate possa riguardare noi, la società in cui viviamo e quella in cui non viviamo, lo spazio, l’universo tutto. Istruzione, economia sociale, attualità, filantropia (…) Tutto in poche parole, ma sempre numeri alla mano. Perché?

Se torturate i dati abbastanza a lungo, confesseranno qualsiasi cosa. (Ronald Coase)

Il sistema di accoglienza in Italia | settembre 2021

Immigrato, rifugiato, profugo, richiedente asilo. Tante sfumature che sono spesso al centro di un dibattito sociolinguistico – e non – ma che poi vengono accorpate sotto una stessa tonalità, o etichetta: il migrante. A dire il vero non esiste una definizione universalmente riconosciuta di migrante ed è per questo motivo che scegliamo di usare la parola “straniero”.

In questo CIVIC Data scopriamo il sistema di accoglienza degli stranieri in Italia: chi sono gli attori coinvolti, come funziona, quanto tempo richiedono le diverse procedure. Lo facciamo andando a dare un occhio ai numeri e senza dimenticare che dietro le definizioni, i decreti e i processi ci sono persone spesso con forti criticità legate al loro vissuto. E qui entra in campo il Terzo settore, il cui ruolo è fondamentale negli interventi di assistenza e inclusione non solo per i migranti, ma anche per l’economia e la società italiana.

Istruzione e mobilità sociale | giugno 2021

In Italia, il livello di istruzione e di competenze acquisito dipende ancora molto dall’estrazione sociale, dal contesto economico e dal territorio in cui si vive.

Lo Stato non garantisce ai giovani lo stesso livello di istruzione e le stesse opportunità educative sul tutto il territorio nazionale. E non investe adeguatamente per farlo: nel 2019, la spesa per l’istruzione ha rappresentato il 3,9% del PIL, relegando l’Italia al terz’ultimo posto tra i paesi europei.

Questo ritardo colpisce i bambini fin dai primi anni d’età e ha ripercussioni su tutto il loro ciclo formativo, fino all’ingresso nel mondo del lavoro. Non è un caso che l’Italia sia tra i paesi peggiori in Europa per offerta di servizi alla prima infanzia, per percentuale di giovani disoccupati e numero di NEET.

La speranza è che il PNRR, che pur prevede interventi correttivi specifici in tal senso, possa generare un impatto concreto sui giovani italiani.