28/10/20

Elogio dello spazio comune

di Carlo Ratti

L’architetto e intellettuale visionario spiega come non ci sia mai stato tanto bisogno di condivisione (di idee, spazi, investimenti) e di uno spazio comune quanto nel mondo post-pandemia.


Prima che arrivasse il Covid-19, con il nostro laboratorio al MIT avevamo da poco avviato i lavori per un nuovo progetto di ricerca: una mappatura di tutti i network sociali di chi studia o lavora nel campus, attraverso la raccolta anonima dei dati di comunicazione della comunità universitaria.

L’idea era quella di mettere insieme tre tipi di dati: quello che deriva dalla condivisione dello spazio fisico, quello che deriva dalla connessione digitale e quello legato alla produttività (in pratica, articoli scientifici e brevetti pubblicati dai singoli ricercatori).

Con l’arrivo della pandemia, questo progetto si è prefigurato l’esperimento sociologico ideale. Il Covid-19 ha del tutto eliminato dai risultati della ricerca uno dei parametri, ovvero quello legato all’interazione sociale negli spazi comuni del campus. I risultati che ora stiamo iniziando ad osservare sembrano dirci una cosa molto interessante: cioè che quando noi “eliminiamo” lo spazio fisico, e in particolare lo spazio comune, come è successo durante la pandemia, le nostre reti sociali si indeboliscono.

Per dirla in modo estremamente sintetico, le nostre reti sociali sono composte da due tipi di legami: legami forti (strong ties) e legami deboli (weak ties). Su questi ultimi, possiamo citare un paper molto celebre degli anni Settanta del Novecento, scritto da un sociologo di Stanford, Mark Granovetter, intitolato The strength of weak ties,

La forza dei legami deboli. Granovetter spiega in modo molto chiaro come nelle nostre interazioni con i legami forti (ad esempio con familiari, o amici stretti) ciascuno di noi tenda a essere esposto a idee e opinioni conosciute e uniformi, ripetute in modo continuo e amplificate: una dinamica che a lungo andare può portare a una polarizzazione delle idee.

Nelle interazioni con i legami deboli, al contrario, può succedere di scoprire opinioni e universi del tutto diversi. Mentre i legami forti rischiano di incentivare la polarizzazione, i legami deboli sono decisivi per consentire la circolazione di nuove idee: in altre parole, è da questi ultimi che transita la creatività, e dove possiamo imbatterci in quello che non stavamo cercando (per questo, dice, i legami deboli sono alla base delle dinamiche di serendipity).

Ebbene: monitorando la rete di comunicazioni al campus del MIT durante i mesi in cui Covid-19 ha imposto restrizioni importanti alla nostra vita quotidiana, abbiamo iniziato ad osservare come i legami deboli stessero diventando sempre più deboli.

La mancanza di uno spazio comune dove poter incontrare in modo casuale altre persone, senza avere programmato un meeting su Zoom o su Google, sta portando a un impoverimento delle nostre reti sociali. Quello che accade nello spazio digitale è che è molto facile per ciascuno di noi andare a rimuovere dalla nostra vista tutte quelle cose o discorsi che ci danno fastidio: possiamo insomma andare a comporre una “bolla” ripulita, sanificata, sterilizzata. Ma questa è soltanto una illusione di controllo.

Per fermare la polarizzazione delle opinioni, abbiamo bisogno dello spazio comune, come il luogo nel quale poter andare a ricomporre i conflitti che rischiano di andare fuori controllo nello spazio digitale.

Leggi anche: