5/07/19

Gli italiani sono generosi, ma insoddisfatti: l’intervista ad Antonio Preiti

di Antonella Scarfò

Gli italiani sono sempre più generosi nei confronti delle non profit. A rafforzare la rete di solidarietà sociale è un diffuso senso di comunità. Nonostante un alto tasso di benessere registrato, permane però l’insoddisfazione generale per la qualità della vita.

Generosità, soddisfazione e senso di comunità degli italiani nelle cifre commentate dall’economista Antonio Preiti in questo articolo di CIVIC | Quaderni di Fondazione Italia Sociale


Il mondo delle donazioni corre ormai in parallelo a quello del volontariato. Gli italiani sono sempre più generosi nei confronti delle non profit. Secondo un’elaborazione di Vita sui dati del Ministero dell’economia e delle finanze, le donazioni individuali verso il Terzo settore sono cresciute di quasi un miliardo tra il 2013 e il 2017, arrivando a quota 5,3 miliardi di euro. Il “Rapporto annuale 2018. La situazione del Paese” pubblicato dall’Istat, rivela che nel 2016 il 13,2% della popolazione dai 14 anni in su ha svolto almeno un’attività gratuita in forma organizzata.

Il Better Life Index dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), invece mette in evidenza un altro aspetto che rafforza la rete di solidarietà sociale in Italia: il senso di comunità. Secondo il rapporto, infatti, il 92% degli italiani conosce qualcuno su cui poter contare nel momento del bisogno, una percentuale leggermente superiore alla media Ocse pari all’89%.

Nella classifica della soddisfazione, però, l’Italia è tra i Paesi con un punteggio più basso, con un voto di soli 4,4 punti, al di sotto della media Ocse di 6,5. Un problema di percezione. Ma non solo. L’Italia è al di sotto della media anche su altri aspetti della vita analizzati dal report: abitazione, benessere soggettivo, qualità ambientale, occupazione e guadagni, sicurezza personale, istruzione e competenze. Sono le materie “civico-sociali” (relazioni sociali, impegno civile, salute e equilibrio lavoro-vita), invece, quelle in cui il nostro Paese consegue buoni risultati. Un’ulteriore prova della centralità di un settore “che non vuole più essere terzo”. Antonio Preiti, direttore di Sociometrica risponde ad alcune domande su Terzo settore, welfare statale e filantropia.

Come si comportano gli italiani in tema di filantropia?

«L’Istat, nella sezione dedicata agli “Aspetti della vita quotidiana” ha registrato un trend in crescita per le attività di volontariato degli italiani. I dati confermano un dualismo profondo nella nostra società. Da una parte c’è un grande cinismo manifestato ed esteriore. Come sappiamo, oggi va di moda essere cinico. E chi non si mostra cinico si sente meno cool. Questo è il pensiero prevalente. Dall’altra, però, la realtà è diversa. Gli italiani si comportano meglio sui temi della gratuità, delle donazioni, del sostegno alle associazioni senza scopo di lucro, dimostrando che siamo un Paese abbastanza ricco da questo punto di vista. Un aspetto apparentemente contraddittorio».

Un esempio di questa contraddizione?

«Nelle indagini demoscopiche, percentuali molto alte, fino all’80 per cento degli intervistati, si dichiarano contrarie alla presenza di immigrati. Al momento di esprimere opinioni su un individuo in particolare di origine straniera, invece, il 70 per cento degli intervistati risponde con giudizi molto positivi. La differenza di percezione tra il detto di tutti e il vissuto personale è molto forte. C’è un tentativo di compensazione della cattiveria manifestata attraverso un aspetto di relazione più intimo con l’altro».

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Immagine in evidenza: Antonio Preiti