18/01/21

La necessità di promuovere una normalità migliore

Il Piano d’azione europeo per l’economia sociale è una grande occasione per dimostrare che la ripresa economica e il sistema globale possono essere davvero non solo a misura d’uomo ma anche sostenibili per il pianeta.

di Guy Ryder


In un mio recente articolo, riflettevo su come si possa definire la “normalità migliore” che dovrà costituire l’eredità duratura lasciataci dell’emergenza sanitaria globale del 2020.

Con oltre 56 milioni di casi, circa 1,3 milioni di vittime del virus a livello globale e l’attesa perdita dell’equivalente di 495 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo entro fine anno, la posta in gioco non è mai stata così alta.

L’attuale crisi ha aumentato il grado di incertezza a livello economico e lavorativo. Le persone, donne e uomini, imprenditori e lavoratori, vedono la propria vita, famiglia, occupazione o impresa in pericolo. Non tutti sono colpiti allo stesso modo. Dei 2 miliardi di persone che lavorano nell’economia informale in tutto il mondo (su una forza lavoro globale di 3,3 miliardi), 1,6 miliardi hanno visto gravemente pregiudicata la propria capacità di guadagnarsi da vivere.

In questo contesto c’è un forte rischio che le disuguaglianze preesistenti vengano esacerbate e aggravino l’instabilità sociale. Con il diffondersi della pandemia e della crisi occupazionale la necessità di proteggere i soggetti più vulnerabili diventa ancora più pressante. Perciò l’ILO ha chiesto misure urgenti, mirate e flessibili per sostenere i lavoratori e le aziende, soprattutto le imprese più piccole, i lavoratori informali e altri gruppi vulnerabili. Gli interventi politici devono essere attuati su una scala corrispondente all’entità del dissesto del mercato del lavoro e volti a fornire il massimo sostegno possibile ai gruppi maggiormente vulnerabili e più duramente colpiti, in particolare i migranti, le donne, i giovani e i lavoratori informali.

È cruciale rilanciare il dialogo sociale come meccanismo per identificare le misure in grado di far fronte alla crisi. Proprio come all’epoca della fondazione dell’ILO, i difficili tempi attuali richiedono solidarietà per rispondere alla crisi, rafforzare la capacità di reazione e ricostruire in modo migliore. Anche se chiaramente è prioritario dare una risposta umanitaria immediata, non possiamo perdere di vista le radici della crisi e la conseguente necessità di ricostruire società più resistenti, rafforzando il nostro contratto sociale, fortemente basato sulla partecipazione dei singoli cittadini alle decisioni che incidono sulla loro vita.

Oggi, come in tutti i tempi di crisi, questo appello alla partecipazione e alla democratizzazione è più importante che mai. Dobbiamo ripensare anche al modo in cui forgiamo la nostra economia e al ruolo del settore privato, che è chiamato, insieme al settore pubblico, a partecipare alla transizione verso un modello di sviluppo più sostenibile ed inclusivo. È indispensabile un profondo processo di trasformazione sociale che ci consenta di rispondere non solo ai bisogni attuali ma anche alla necessità di cambiamenti in direzione di una maggiore attenzione agli esseri umani e al pianeta.

Il Piano d’azione europeo per l’economia sociale (2021-2026) potrebbe essere l’esempio di una strategia che si propone di uscire dalla crisi
mettendo l’occupazione e l’economia a misura d’uomo al centro del programma di ripresa a lungo termine
, adattando su base locale e rendendo operativa l’agenda di cambiamenti verso uno sviluppo più inclusivo e sostenibile.

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