La nobiltà dell’egoismo solidale secondo Enrico Bertolino

Come sarà l’umanità una volta che il virus non farà più paura? Forse non troppo cambiata, però tanti avranno imparato ad appagare il proprio ego non soltanto pensando a sé stessi, ma, paradossalmente, anche alla comunità.

di Enrico Bertolino


In quei giorni complicati (per non usare termini più arditi e forse anche offensivi verso chi li ha realmente vissuti in prima linea e non sul divano) mi è capitato spesso di pensare a come sarebbe stata la vita dopo questa stagione virale che siamo stati costretti a vivere in casa. Dev’essere stato un pensiero abbastanza ricorrente anche per altri, dato che sui giornali, sul web, social network e nei programmi televisivi migliaia di persone, anche se in forme diverse, si sono chieste la stessa cosa: «Come ci cambierà questo evento epocale? Che impatto avrà una pandemia sull’italica stirpe fatta ormai da generazioni abituate a vivere serenamente, guardando spesso le guerre altrui da lontano e ignorando, o considerando comunque “fastidiose” quelle vicine, come quella in Libia?

E come potremo riprendere a vivere “alla grande” ogni cosa e ogni momento “come se non ci fosse un domani” ora che il domani per noi che “stavamo sereni” sappiamo che ci sarà ancora, ma che sarà molto diverso da quello che ci eravamo prefigurati?». Sarà un domani incerto e sarà maledettamente difficile per tutti “tornare in bolla” dopo avere provato paura, sofferenza, dolore, ansia e privazioni che non avremmo mai immaginato di provare in vita nostra.

Chi stava male prima starà più male, chi stava bene se la passerà peggio e chi stava benone o benissimo forse starà ancora bene, ma a parte alcuni casi di egoismo conclamato, non proverà più la stessa sensazione di superiorità, e uscendo dal box con la sua berlina superlusso o con il suo Suv ipergalattico siderale forse ringrazierà di aver avuto, in tempi non sospetti, l’intuizione di fare mettere i vetri oscurati. Forse però si vanterà meno e si vergognerà un poco di più.

Secondo me andrebbe superata anche questa riflessione sul futuro anteriore, riportandola al passato prossimo. Qui non credo si siano cimentati in molti, impegnati come sono stati sul toto-fine restrizioni o intenti ad ascoltare gli oracoli dell’economia, magari gli stessi che nel 2008 dicevano che la crisi dei mutui subprime in America non sarebbe stata un fenomeno contagioso a livello mondiale. Invece di continuare a pensare se e quanto “ne usciremo cambiati”, dovremmo cercare di pianificare sin d’ora, e individualmente, come cercare di “non uscirne uguali a prima” cioè di ereditare da questa esperienza, per chi ha avuto la forza e la fortuna di superarla, il coraggio di cambiare prima di essere cambiati da eventi e circostanze.

A parte tutti coloro che nelle fasi acute dell’epidemia si sono prodigati per gli altri, persone generose e professionali, credo che la maggior parte di noi, e mi ci metto anche io, sia abbastanza, se non profondamente, egoista. Ma tutto ciò non è sempre e solo negativo.

Esistono infatti varie tipologie di egoismo, alcune delle quali molto virtuose, come quella di cui avremo bisogno dopo la batosta emotiva del Coronavirus: l’egoismo solidale.

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