15/01/19

L’anno della maturità dell’enciclopedia libera

di Matteo Muzio

Nata il 15 gennaio di 18 anni fa, Wikipedia è patrimonio di tutti, perché tutti possono utilizzarla ma anche arricchirla. Con la stessa filosofia, libertaria e non profit, Wikimedia Foundation da anni opera in tutto il mondo per rendere cosa comune la conoscenza, punto fermo per la crescita di ogni popolo.

Al centro della condivisione più autentica e di una filantropia il più possibile di tutti, non può che esserci la conoscenza. Il sapere e la cultura da sempre sono le armi principali per rendere possibile la crescita della società e dei suoi individui che grazie ad essi riescono dapprima a emanciparsi e poi a farsi comunità. La stessa filosofia di comunità che vive attorno al progetto di Wikipedia, “l’enciclopedia libera” nata nel 2001 che oggi conta circa 13 milioni di pagine consultate al giorno nella versione italiana. Anche per questo uno dei suoi spin-off è Wikimedia Foundation, una fondazione che ha come fine ultimo la diffusione della conoscenza. Libera, dove tutti possono collaborare, senza un vero capo. Ha radici nella filosofia libertaria della scrittrice Ayn Rand e del pensatore Friedrich Von Hayek adottata dal fondatore Jimmy Wales la mission della Wikimedia Foundation, fondazione non profit nata nel 2003 per gestire i contenuti di Wikipedia e degli altri progetti collegati. Il nome nacque per caso, da una newsletter scritta da Sheldon Rampton per conto della Wikipedia in inglese. Da lì si scelse il nome della struttura che prese il posto di Bomis, società fondata da Wales per promuovere contenuti per adulti, ritenuta inadatta per le ambizioni del progetto.

Ogni utente internet conosce Wikipedia, l’enciclopedia libera lanciata in rete il 15 gennaio 2001, la fonte primaria da cui si passa per fare una ricerca di qualsiasi tipo. Ma è solo una delle idee generate da questa piattaforma di sviluppo delle idee. Ne citiamo soltanto alcune: Wikisource, che raccoglie documenti storici in open source, Wikimedia Commons, che cataloga contenuti multimediali e l’ultimo progetto in ordine temporale, Wikidata, lanciata il 30 ottobre 2012, che mette in un unico portale i dati utilizzabili da tutti i progetti Wiki.

Per capire al meglio la crescita della Fondazione, bisogna anche guardare il numero delle persone stipendiate che ci lavora: soltanto due nel 2005, attualmente sono circa 280. Ma nonostante questa crescita, la Wikimedia Foundation non si è trasformata in un’organizzazione verticistica. Certo, c’è un board di dieci persone e un consiglio di advisor internazionali. Ma resta lo spirito volontaristico delle origini. Innanzitutto nei contributi ricevuti, che sono soltanto donazioni libere, dirette al Fondo Wikimedia creato nel 2016 con lo scopo di raccogliere cento milioni di dollari nei prossimi dieci anni.

Tra i donatori ci sono anche Amazon e Facebook con un milione di dollari ciascuno, mentre Google ne ha offerti due. Questi contributi servono a mantenere sia salari e servizi, sia l’acquisto di nuovi server. Uno soltanto fino al 2004, oggi i server della piattaforma sono 520 e sono custoditi nella struttura principale ad Ashburn, in Virginia. Ma dicevamo appunto che non ci sono leader indiscussi. Tant’è vero che la Fondazione si serve di cellule con cui operare nei vari Paesi, le cosiddette Wikimedia Association che compongono il Wikimedia Movement, associazioni che però devono essere approvate dal board quali compatibili con i valori e la mission della Fondazione, che ha lo scopo di diffondere la conoscenza.

Prendiamo ad esempio la sezione italiana. Oltre a cooperare ai progetti sopracitati, cura un progetto tutto suo, OpenStreetMap, un progetto di mappe territoriali a cui possono partecipare gli utenti sul modello Wiki. Questa particolare struttura “cellulare” consente alla Fondazione di operare nei vari Paesi e in contesti molto diversi tra di loro, rispettando le varie normative nazionali sulla privacy e sul copyright. Per registrarsi come editor di Wikipedia ad esempio la procedura è davvero poco invasiva. Basta un nickname e la mail è facoltativa. Forse è anche per questo motivo che la Wikimedia Foundation ha lottato strenuamente contro l’approvazione della direttiva europea sul diritto d’autore, fortemente voluta dagli editori per ottenere il giusto compenso per il proprio lavoro intellettuale. L’attività di lobbying della Fondazione ha cercato in tutti i modi di rimandare alla prossima legislatura l’approvazione di una tale norma, ritenuta lesiva della libertà di accesso e di citazione delle fonti. Secondo una possibile interpretazione restrittiva della direttiva da parte degli editori, in futuro potrebbe venire chiesta una compensazione per la citazione di articoli. Se così fosse, non si potrà più, ad esempio, citare un titolo di un articolo di giornale senza compensarne l’editore. E questo renderebbe inadeguata la dotazione economica della Fondazione e rallenterebbe tutti i progetti cooperativi a essa legati. In altri contesti però, questi siti faticano a rimanere aperti.

Molti Stati autoritari mettono la museruola della censura preventiva a questa importante fonte di sapere: la Cina, la Turchia e la Russia mettono limitazioni all’accesso che possono portare perfino alla chiusura. Forse è anche per questo che la Fondazione pone fortemente l’accento sulla cooperazione volontaria e gratuita degli utenti. Finché ne rimarrà uno, i vari rami di Wikimedia Foundation potranno rimanere attivi, anche se l’associazione principale dovesse chiudere i battenti, come fece Bomis quando passò le sue funzioni alla nuova fondazione.