13/11/20

L’invasione pacifica dell’esercito del bene comune

Si parla sempre più spesso di leva civile obbligatoria, addirittura europea. Si tratta in realtà di un progetto socialmente utile non soltanto per i giovani di oggi, ma anche per l’idea di Patria di domani, che sarà ancora più salda se avrà i confini dell’Europa.


Nel dibattito pubblico di questi mesi, sono emerse due linee circa il futuro del servizio civile. Da un lato c’è chi vorrebbe una nuova “leva civile”, ovvero un servizio civile obbligatorio; dall’altro, coloro che invece puntano sulla effettiva “universalità“ del servizio civile come scelta volontaria.

In un momento dove appare oltremodo necessaria una maggiore coesione sociale, l'”obbligatorietà” risuona in modo positivo alle nostre orecchie. Per cui la convinzione che il servizio civile possa essere una via per ristabilire un patto tra i cittadini e lo Stato e uno strumento per dare solidità ai legami comunitari è non solo condivisibile, ma da innestare nella cultura di un Paese che appare sfibrato e lacerato.

Non di meno c’è da domandarsi quale sia la via migliore e più efficace perché tra le generazioni più giovani possa rafforzarsi il senso di dovere contribuire al bene comune della propria patria.

Sì, uso un termine forse desueto, perché l’art. 52 della Costituzione recita che «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». E negli ultimi 15 anni la Corte Costituzionale ha più volte affermato che questo sacro dovere non si assolve unicamente attraverso il servizio militare, ma altresì mediante una “difesa civile” della propria patria.

Dunque non è ozioso o retrò interrogarsi se non sia venuto il tempo di introdurre una obbligatorietà per ogni cittadino di svolgere un servizio civile a favore del proprio Paese. Ugualmente non si può ignorare una domanda ancora più radicale, ovvero se sia possibile rendere veramente universale l’attuale servizio civile ancorato alla scelta volontaria delle persone e se questa strada sia la più efficace per fare maturare nella coscienza dei cittadini giovani quel «sacro dovere di difendere la patria».

È a questa ultima domanda che proverei a rispondere, partendo da due dati che non possiamo ignorare. Nel Rapporto giovani del 2017 curato dal professor Alessandro Rosina, emergevano due elementi: l’87 per cento dei giovani era contrario all’introduzione di un servizio civile obbligatorio; ma più del 90 per cento di coloro che avevano fatto il servizio civile avrebbe sicuramente consigliato a un amico di compiere tale scelta.

E, siccome a un amico non si consiglia mai qualcosa di negativo, ne consegue che il “contagio positivo” – piuttosto che l’obbligatorietà – potrebbe essere la strada per fare diventare il servizio civile veramente universale.                                          

Come alimentare questo “contagio positivo”?

di Luigi Bobba

Leggi anche: