L’Italia nella Comunità internazionale, ovvero aggiungi un posto a tavola

art. 11 Cost.L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Il nostro viaggio alla scoperta della Carta riparte dall’articolo 11, disposizione dal contenuto fondamentale non soltanto perché ripudia la guerra, ma anche – e soprattutto – perché consente limitazioni di sovranità. I fatti di oggi dell’Armenia, quelli della Crimea giusto ieri, quelli della Jugoslavia l’altro ieri, non ci devono far dimenticare che l’ultimo conflitto mondiale non ha vaccinato l’Europa contro la guerra; ecco, quindi, che una tale disposizione acquista tutta la sua pregnanza.

Qualcuno di noi avrà pensato, leggendo l’articolo: ripudio della guerra? Un pensierino elementare, quel pacifismo “un po’ alla buona” che Guccini cantava (e derideva) tanti anni fa; limitazioni della sovranità? E la sovranità popolare di cui parla l’articolo 1? Ma come, quindi il popolo non può tutto? Ecco che questi giuristi nascondono il cavillo in mezzo al contratto (sociale): fatta la legge, trovato l’inganno!

Invece, analizzando i lavori preparatori che condussero all’adozione dell’articolo, si evince che in Costituente si instaurò un dibattito vero, tanto sul contenuto di tale disposizione, quanto sulla sua forma redazionale. Ciò che emerge chiaramente è la volontà di procedere secondo una doppia direttrice: una negativa di rinuncia, affermata con il meraviglioso, evocativo e fortissimo verbo “ripudia”; una positiva di costruzione, evidenziata dal relatore della proposta Dossetti (DC) e raccolta da Togliatti (PCI),  i quali si espressero per una nuova forma di sovranità che tagliasse i ponti con quelle vigenti. Questa prospettiva di costruzione di un ordinamento mondiale rinnovato riecheggia nelle splendide parole di Corsanego (DC):

«Quasi tutte le rovine che si sono verificate in questi ultimi tempi sono dovute alla protervia con cui ogni Stato ha voluto sostenere in modo assoluto, senza limitazioni, la propria sovranità».

La retorica pacifista cede il passo dinanzi a una volontà reale, ferrea, di voltare pagina con un passato torbido e distruttivo. Ma si vuole di più:

«Fare una Costituzione moderna che finalmente rompa l’attuale cerchio di superbia e di nazionalismo, e sia una mano tesa verso gli altri popoli, nel senso di accettare da un lato delle limitazioni nell’interesse della pace internazionale e col riconoscere dall’altro un’autorità superiore che dirima tutte le controversie, mi sembra che sarebbe mettere la Repubblica italiana tra i pionieri del diritto internazionale».

Si potrebbe notare come, all’epoca, la prospettiva di un ordinamento internazionale abbracciasse l’ONU – ecco il perché del riferimento alla necessità che le limitazioni di sovranità servano ad “assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni”. Della serie, stringiamoci un po’ di più a tavola, per starci tutti abbastanza comodi e mangiare in pace.

Ma allora, il popolo sovrano che fine fa? Se uno è sovrano, è sovrano sempre. Verrebbe da dire: sovrano si nasce e io, modestamente, lo nacqui. Vero, ma è lo stesso articolo 1 a precisare che la sovranità si esercita “nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

L’idea è, dunque, di mettere nero su bianco che l’Italia acconsente ad accantonare un pezzetto delle proprie prerogative in favore di obiettivi di collaborazione, di pace e di giustizia. Questo, in condizioni di uguaglianza e parità con gli altri Stati, beninteso – il principio di reciprocità è tutt’oggi un faro del diritto internazionale.

Alla luce di quanto detto, non stupisce che l’articolo 11 sia stato identificato, sin dal principio, come la traccia naturale anche verso l’Unione europea. Come poteva, l’Europa unita, essere nella mente dei nostri padri costituenti? Eppure, Lussu (Autonomista) propose di inserire anche un riferimento espresso a una fantomatica organizzazione europea, preconizzandone l’istituzione. La sua proposta non fu accolta semplicemente per ragioni stilistiche: il concetto di “organizzazione internazionale”, si disse, includeva già quello di un’unione europea di popoli. Le parole di Damiani (Misto) mostrano come nessuno avrebbe potuto immaginare cosa sarebbe diventato l’attuale ordinamento comunitario:

«Potrà effettuarsi subito questa organizzazione? Non si vedono i lineamenti, nel momento presente, di questa determinazione, come fatto immediato, ma si può essere certi che questa organizzazione internazionale avverrà, perché è logica, perché è nella logica delle cose, perché è nella evoluzione naturale degli eventi […]. Noi, dunque, questa luminosa aspirazione l’abbiamo accolta, l’abbiamo interpretata, e l’abbiamo sintetizzata in un articolo e posta qui nella Costituzione come una gemma preziosa di questa legge fondamentale. È il fatto potenziale della nuova storia; Iddio voglia che presto diventi un fatto attuale».

È significativo che, ogni qualvolta sia stata interpellata, la Corte costituzionale si è sempre fondata sull’articolo 11 per ravvisare il seme di una volontà italiana di adesione al progetto europeo.

Insomma, tirando le fila, il concetto di sovranità è al centro dell’articolo 11, vuoi nella sua forma di rinunzia a tutto quello che aveva simboleggiato la volontà di potenza fascista, vuoi nella sua veste di auspicio per la creazione di un ordinamento internazionale improntato a pace e giustizia.

Un’ultima riflessione ci sia concessa: viviamo, oggi, tempi di modifiche costituzionali. Spesso si dice che i nostri padri costituenti furono dei giganti sulle spalle dei quali noi non siamo che dei nani; più probabilmente, essi vivevano uno scontro ideologico che oggi si è esaurito. La Costituzione è frutto di quello scontro ideologico e afferma saldamente certi principî. Se metteremo in futuro mano alla Carta costituzionale, quindi, non dovremo tanto interrogarci se gli attuali rappresentanti del popolo siano o meno all’altezza dei costituenti; piuttosto, se il prodotto di quello scontro ideologico sia ancora attuale e, in caso affermativo, sul modo migliore per rinnovarlo, riaffermarlo, non tradirlo.

Costitu-zone è una rubrica a cura di: Paola Dabbicco, Giovanni Miccolis, Lorenzo Nencini e Francesca Rotolo.

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