Perchè le donne non vanno avanti nel mondo del non profit

Disuguaglianze di genere e disparità salariale: una questione da affrontare anche nel mondo del non profit.

Articolo tratto da Chronicles of Philantropy

 

Le donne a capo di organizzazioni non profit guadagnano il 75% rispetto allo stipendio degli uomini, secondo il “2020 Nonprofit Compensation Report” di Candid, che ha preso in esame le dichiarazioni dei redditi di più di 100,000 organizzazioni statunitensi.  

Non solo: circa il 70 percento dei dipendenti nel mondo del non profit sono donne, eppure non raggiungono gli stessi livelli di leadership rispetto agli uomini: il 60% nelle piccole organizzazioni, una posizione ai vertici su quattro in quelle più grandi. 

Se incontri i dipendenti di un’organizzazione non profit, probabilmente incontrerai solo donne. Ma prestando attenzione alla sala riunioni, a chi siede negli uffici di piani esecutivi, di donne ne vedrai sicuramente meno.

E qui la domanda sorge naturale: perché?

La risposta però non è semplice, poiché implica una serie di ragioni che sono sistemiche, radicate nelle pratiche organizzative e negli stereotipi di genere. Un pattern che si incontra in tutti gli ambiti lavorativi, e il non profit non fa eccezione.

La disuguaglianza salariale non finisce con la busta paga, ma si ripercuote su ogni aspetto della vita finanziaria delle donne. Colpisce quanto una donna può mettere nel suo conto pensione. Colpisce la previdenza sociale e l’importo che riceve per l’assicurazione di disoccupazione.

Le donne generalmente non sono consapevoli di essere pagate meno dei loro colleghi maschi, perché generalmente non si parla dei loro stipendi. Quando lo scoprono e cercano di fare qualcosa al riguardo, spesso si sentono colpevoli di aver chiesto di essere trattate in modo equo.

Disuguaglianza e discriminazioni non finiscono qui e tante sono le categorie che vengono escluse da questo sistema: donne, persone di colore (per non parlare delle donne di colore!). immigrati di prima generazione.

Anche con una maggior percentuale di donne in posizioni di leadership, si percepiscono ancora le sfumature di un sistema di caste, anche nel settore non profit.

La crisi pandemica, tra l’altro, potrebbe inasprire le condizioni: le non profit sono state duramente colpite e da febbraio solo negli Stati Uniti 1 milione di persone ha perso il lavoro in questo settore.

Considerando che la maggior parte dei dipendenti è donna, il calcolo è presto fatto.

Non solo perché molto spesso le donne si occupano di attività che non possono essere svolte a casa, come l’assistenza educativa o i servizi di ristorazione, ma anche perché molte di loro si sono sentite costrette a lasciare il lavoro per occuparsi dei figli. La cura dei figli può rivelarsi un ostacolo all’avanzamento di carriera, giacché alcune rinunciano a opportunità di promozioni perché non possono sostenere un carico di lavoro più pesante.

Il mondo del non profit si trova di fronte un bivio, come ha affermato Tina Tchen, amministratrice delegata di Time’s Up, un’organizzazione a difesa delle vittime di molestie sessuali.

“La crisi pandemica può inasprire le disuguaglianze, i divari salariali aumenteranno e le donne affronteranno ancora più battute d’arresto nella loro carriera. Oppure è l’occasione per riconoscere queste disparità e affrontarle. Possiamo raddoppiare i nostri impegni per una società più equa, o andare nell’altra direzione, verso una separazione ancora più netta tra le comunità e distanze ancora più incolmabili.”

Finché le donne non avranno le stesse opportunità degli uomini di accedere a posizioni di potere all’interno delle organizzazioni, comprese quelle filantropiche, le loro idee, la loro prospettiva, la loro voce non sarà mai rappresentata adeguatamente. E se questo accade, a perdere saranno in prima linea le organizzazioni non profit.  

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