Politica economica e sociale in Italia: la strada per ripartire


Il Paese si ferma, ma la politica economica e sociale deve muoversi. In fretta. Le ultime misure economiche decise dal governo vanno sicuramente nella direzione giusta. La principale preoccupazione è quella di evitare il più possibile che uno shock dal lato dell’offerta si ripercuota, con esiti catastrofici per la nostra economia, sul livello della domanda, ovvero su consumi e investimenti.

Quello che è stato annunciato però non basta. In termini di volume di fuoco è del tutto insufficiente.

Ferruccio de Bortoli, su Corriere Economia, riflette e argomenta possibili soluzioni.


Le scelte

Dall’ampiezza e dalla qualità delle scelte che l’Italia e l’Unione europea faranno concretamente nei prossimi giorni dipenderanno il futuro del Paese, il benessere residuo di tutti noi ma soprattutto le nostre possibilità di riprenderci.

Mostrare poi una forte capacità di reazione economica alla drammatica crisi innestata dal contagio del Coronavirus è es- da chi ha meno debito senziale per non deprimerci ulteriormente, vedendo il Paese spegnersi davanti ai nostri occhi nel disorientamento delle nostre famiglie.

Insomma, la percezione che una terapia economica esiste, in attesa del vaccino contro il Covid-19, è essenziale anche per curare altri nemici invisibili: la depressione, lo scoramento, la sfiducia.

Stare in casa è uno slogan efficace. Giusto. Ma non è la stessa cosa per tutti.

Specie se fuori muore il proprio lavoro. Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul Corriere del 10 marzo hanno sostenuto che non occorre lesinare su nulla. Vanno sostenuti consumi e redditi per dare certezze alle famiglie.

 

«Nessuno dovrà perdere il proprio lavoro per colpa del contagio», ha affermato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. È un imperativo morale, irrinunciabile, anche se purtroppo rischia di essere una pietosa bugia. I più esposti sono i nuovi «soggetti deboli», i lavoratori autonomi, le partite Iva, gli stagionali.

 

Non hanno la cassa integrazione, per quanto in deroga, dei lavoratori dipendenti.E la crisi certamente spingerà molti di loro in una nuova e più larga area della povertà. In condizioni spesso simili, se non peggiori, a quelle dei percettori del reddito di cittadinanza. Reddito che nessuno, ovviamente, toglierà loro.

Il governo ha annunciato per questi nuovi «soggetti deboli» una serie di misure. Ai «soggetti deboli» pensa poi anche il Terzo Settore, ovvero quell’universo di associazioni, imprese sociali, cooperative che, insieme al mondo del volontariato, assiste le persone più fragili. Ma dà lavoro anche a un «esercito del bene» di centinaia di migliaia di lavoratori che rischiamo di pagare, a loro volta, un prezzo elevato. Sono fragili anche loro.

 

Elisabetta Soglio sul Corriere del 9 marzo si è chiesta che cosa accadrebbe se il Terzo Settore venisse travolto dalla crisi. Sostenere l’economia sociale del Paese è anche un modo di andare incontro alle necessità dei «soggetti più deboli».

 

La Fondazione Italia Sociale, presieduta da Vincenzo Manes e con Gianluca Salvatori come segretario generale, ha proposto di aumentare dall’8 al 40% la tassazione sulle eredità che vanno al quarto, quinto grado di parentela, cioè congiunti che spesso non hanno quasi più rapporti con la persona deceduta. Ovviamente gli eredi diretti verrebbero tutelati, ma si libererebbero così risorse cospicue da devolvere a progetti sociali. E in questo caso sorreggere il Terzo Settore e metterlo in grado di dare risposte concrete alle nuove necessità generali senza gravare sulla spesa pubblica.

 

 

Le proposte

In questi giorni il governo ha innalzato il deficit del 2020 a oltre il 3 per cento e messo in campo risorse per 25 miliardi. Non basteranno, soprattutto se vogliamo — e dobbiamo — pensare fin da ora alla ripresa di tutte le attività. Ne dobbiamo essere consapevoli.

Alberto Quadrio Curzio e Romano Prodi, sul Sole 24 Ore del 7 marzo, hanno rilanciato la loro proposta di un’emissione di eurobond formulata per la prima volta nel 2011. Questa potrebbe essere, vista l’emergenza, la volta buona.

Anche se l’idea di condividere un debito nell’Unione continua ad avere molti oppositori, specie tra i Paesi del Nord. Giampaolo Galli e Lorenzo Codogno sul Sole 24 Ore del 12 marzo hanno spinto perché l’Italia sottoscriva politicamente la riforma dell’Esm (European stability mechanism) superando i dubbi e la contrarietà dell’opposizione.

Tra i poteri del Mes, come lo chiamiamo noi, c’è anche quello di concedere prestiti precauzionali, con una certa condizionalità, ai Paesi in difficoltà per shock esogeni.

 

Sono ovviamente tutte proposte qualificate.

Ma continuo a credere che il Paese debba dimostrare prima, con uno sforzo eccezionale, di poter confidare sulle proprie forze, sul proprio risparmio. Sono numerosi in questi giorni gli appelli alle donazioni private. La risposta è persino commovente. Ma è necessaria una grande iniziativa nazionale che mobiliti vaste risorse, decine e decine di miliardi.

Ne ha parlato Mario Monti, sul Corriere del 13 marzo, sviluppando l’ipotesi di una emissione speciale di «Buoni per la salute pubblica».

 

Nel numero scorso de L’Economia abbiamo avanzato l’idea di un Prestito Italia che potrebbe avere diverse modalità ed essere emesso anche da un veicolo pubblico-privato, per esempio con la partecipazione della Cassa depositi e prestiti, per sostenere gli investimenti di una futura ripresa.

Ma nulla vieta allo stesso Tesoro di emettere titoli a lunghissima scadenza, a tassi molto contenuti, magari senza rimborso della cedola per i primi anni e soprattutto con una premialità fiscale.

Sarebbe indirizzato agli italiani, nell’ottica di un contributo collettivo alla Nuova Ricostruzione, anche se non si potrebbero escludere sottoscrittori stranieri.

Nella forma irredimibile, ma sempre non forzoso, avrebbe poi il significato di un patto intergenerazionale. Un titolo con un rendimento modesto ma sicuro, soprattutto se paragonato con i crolli degli ultimi giorni, che si passerebbe di padre in figlio come una sorta di attestato di cittadinanza, un certificato dell’impegno a sostenere il proprio Paese. Da una generazione all’altra.

L’apporto di contanti sfuggiti al Fisco e non solo—e ve ne sono per diverse decine di miliardi— potrebbe avvenire con una modesta flat tax. Certo, in tempi normali avrebbe le caratteristiche di un condono inaccettabile.

Ma questi non sono tempi normali, purtroppo.

E abbiamo bisogno di risorse. Maledette e subito.

 

Ferruccio De Bortoli, Corriere Economia

16 marzo 2020

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