3/01/19

Adriano Olivetti: essere comunità

In questo estratto da Il Cammino della Comunità, l’Ingegnere Adriano Olivetti argomenta le premesse ideali del Movimento Comunità, un soggetto metapolitico da lui stesso fondato nel 1947. Ancora oggi, rappresenta uno spunto di riflessione innovativo, intorno all’idea di comunità.


Milioni di italiani attendono con ansia crescente un rinnovamento materiale e morale. Sebbene questo possa dirsi il cammino che le forze dei giovani ci indicano, riempiendoci di speranza, esso trova innanzi a sé forze negative di cui conosciamo ormai fin troppo bene la struttura cancerosa, la volontà testarda, la natura corrotta. Un Nord industrialmente progredito e un Sud straordinariamente povero e depresso, un regime democratico in sostanza debole […], fanno dell’Italia di oggi un singolare paese le cui condizioni si prestano a preziose possibilità come a tragici eventi, intorno all’essenza della democrazia e della stessa libertà. Non possiamo fare a meno di constatare come taluni allarmanti sintomi premonitori di involuzione siano presenti ovunque: la scomparsa quasi totale di una stampa indipendente dai gruppi monopolistici, la decadenza delle istituzioni universitarie, la povertà e il letargo delle associazioni culturali, il monopolio governativo della radio e della televisione, quattro milioni di famiglie con reddito nullo o lontanissimo dal minimo vitale di esistenza, migliaia di persone sfrattate che non trovano abitazioni perché gli appartamenti disponibili sono soltanto quelli costruiti per le classi privilegiate.

Terreno fertile, condizioni ideali per l’insediarsi di nuovi esperimenti di autoritarismo e di soppressione delle libertà fondamentali. Il problema centrale della democrazia è l’indirizzo spirituale e il congegno che possa attuare uno stato che dia luogo a una società veramente libera, in quanto sottomessa alle forze e alle forme dello spirito.

Solo un movimento sostanzialmente nuovo nel suo modo di essere, non nella sua etichetta, che presentasse nella sua azione politica una molteplicità di valori ormai da tutti reclamata, potrebbe garantire alla vita politica italiana l’innesto di forze nuove, suscitare l’entusiasmo dei giovani, essere lievito di vera rinascita. Perciò la nostra ansia di riscattare ha preso una forma e un nome nuovo: Comunità. La nostra comunità dovrà essere concreta, visibile, tangibile. Una comunità né troppo grande, né troppo piccola, territorialmente definita, dotata di vasti poteri, che dia tutte le attività quell’indispensabile coordinamento, quell’efficienza, quel rispetto della personalità umana, della cultura e dell’arte che la civiltà dell’uomo ha realizzato nei suoi luoghi migliori.

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