15/09/20

L’essere umano è un essere sociale

di Vincent Schmid.

L’articolo è estratto da CIVIC num. 4 |Momento Civico: scarica l’ebook gratuitamente per leggere la versione integrale.


Mai come in questo momento di chiusura e di riduzione della socialità è evidente come ognuno di noi prenda spunto e diventi una persona proprio grazie e attraverso la relazione con gli altri. E la democrazia è ciò che lo rende possibile, nel migliore dei modi.

Ad essere minacciata, minacciata di morte, dall’ attuale esperienza di confinamento planetario è l’utopia contemporanea che un autore americano, C. B. Macpherson, ha chiamato “l’individualismo possessivo”. Con tale formulazione si intende una concezione egocentrica dell’individuo, portatore di ogni sorta di diritti e convinto di essere proprietario del mondo che ai suoi diritti dovrebbe assoggettarsi. Il progressismo ha promosso il fantasma di un individuo dissociato dalla propria gente e dalla propria storia, dalla propria famiglia, dal proprio genere, accompagnato dalla più madornale e falsa promessa mai proferita: tu puoi scegliere di essere chi vuoi, puoi essere il creatore di te stesso, basta che ti liberi di ciò che ti costituisce per rimodellarti secondo la tua fantasia.

Il confinamento obbligatorio, che altro non è se non l’antica quarantena raccomandata dal medico greco Ippocrate, si erge come un muro di granito contro cui è andato a schiantarsi questo fantasma dell’individuo-”re”. Brutalmente (poiché si tratta di lottare insieme contro una minaccia mortale) la realtà ci ricorda che l’individuo non appartiene interamente a sé stesso ma anche a un’entità collettiva verso cui ha dei doveri imperativi. Nel caso specifico ha il dovere di non contagiare gli altri e condivide la responsabilità di far decrescere l’ondata epidemica per non saturare i sistemi sanitari. È costretto all’ altruismo e richiamato al compito che il gruppo si aspetta da lui.

Ciò avvalora forse quel collettivismo che Jean-Paul Sartre, compagno di strada del comunismo, ha estesamente sviluppato nella sua Critica della ragione dialettica? Sartre contrappone l’individuo isolato all’individuo comune, cioè all’ individuo prodotto e forgiato dal gruppo. Vede nella collettività, nel voto a una causa politica, per esempio, la sola trascendenza
possibile per l’individuo isolato il quale, se resta tale, non è che un poveretto, insignificante e impotente. Perciò sostiene che non si diventa uomini finché non si trova una causa per cui si è pronti a sacrificare la vita.


Testo tratto dal blog Le mie note a piè di pagina di Vincent Schmid. Post Pensare al dopo del 5 aprile 2020.