19/10/20

Tempo è donare: intervista a Clarissa Rosati, volontaria FAI

Donare non è solamente un dare materiale, ma soprattutto dedicare tempo, energie personali ed emotive. Come quando si fa volontariato.

Abbiamo intervistato Clarissa Rosati, organizzatrice di eventi per Edizioni Condè Nast e volontaria della delegazione FAI – Fondo Ambiente Italiano di Milano da più di dieci anni.


Ho sentito Clarissa al telefono per salutarci durante il lockdown, ed è venuto naturale pensare a lei come prima protagonista di Good Thinking.

Ciao Clarissa. Per cominciare, potresti parlarci di te e del tuo lavoro in Edizioni Condè Nast?

Lavoro per il gruppo editoriale Edizioni Condè Nast dal 2003. Ho svolto vari ruoli ma negli ultimi cinque anni mi sono occupata di eventi per i brand della casa editrice, per la carta stampata e per il digital. Precedentemente, ho lavorato per la Walt Disney & Company, dove insieme ai miei colleghi ho iniziato a svolgere attività di volontariato. Qui ho capito che volontariato è prima di tutto un lavoro di squadra.

Cosa ti ha spinto a portare avanti l’attività di volontariato? Cosa vuol dire per te donare il tuo tempo agli altri e dedicarlo a cause civiche?

Il volontariato è un ottimo mezzo per entrare in contatto con gli altri e trasmettere valori importanti. Tramite il volontariato “accendi una miccia” in chi si avvicina alla tua causa, sentendoti protagonista di questo cambiamento. Trovo sia fondamentale e impagabile lo scambio tra volontario e pubblico, per esempio durante le campagne di piazza – è qualcosa a cui non si può rinunciare. È una carica di adrenalina enorme: alla fine ti senti così appagato dall’esserti dato agli altri che non vedi l’ora di ricominciare.
L’attività di volontariato ti spinge a metterti in gioco e quindi a imparare tanto non solo degli altri ma soprattutto di te stesso.

Queste people skills si sono rivelate utili nella tua professione?

Sicuramente. Il volontariato porta allo scoperto le tue qualità e le tue doti in tutti gli ambiti: leadership, interazione con lo staff, capacità interpersonali – tanto con i colleghi volontari quanto con il pubblico. Personalmente, ho sempre avuto una facilità di relazione nei rapporti umani.
Il volontariato e la mia professione si sono influenzati positivamente a vicenda. Con il volontariato ho capito nella pratica cosa significa organizzare eventi, ancor prima di farlo per lavoro. Il lavoro mi ha dato le basi e gli strumenti da portare sul campo come volontaria.

In quanto professionista coinvolta nel mondo del non-profit, secondo te il Terzo Settore ha bisogno di più figure professionali?

Certo, nel non-profit come in tutti gli altri ambiti non si improvvisa nulla. Credo che a ogni aspetto del Terzo settore corrisponda una figura professionale specifica: personale formato in economia, comunicazione e marketing, psicologia e sociologia. Ancor di più che altre professioni, lavorare nel mondo del non profit è sicuramente una vocazione. Infatti sono fondamentali anche doti che vanno più coltivate che studiate, come la consapevolezza del mondo che ti circonda e l’empatia.

Qual è la prima cosa che ti viene in mente se ti dico la parola donare?

Mi viene in mente il tempo, perché è quanto di più prezioso abbiamo, soprattutto in questo momento storico. Donare tempo è tutto – che sia al volontariato, alla famiglia o a un amico. Nel donare il tuo tempo – tempo di qualità – stai donando te stesso e le tue emozioni. Durante l’attività di volontariato, il grazie da parte del pubblico è la cosa più importante: ti ringraziano per il tempo che hai donato loro, per la meravigliosa giornata che hanno trascorso e per quello che hanno scoperto. È allora che capisci che hai seminato bene: hai lanciato un messaggio che è stato raccolto.

Intervista a cura di Danila