4/11/19

Parola da salvare: buonismo

Radical chic! Pseudo-intellettuale! Comunista col Rolex, col cachemire, con la barca, con l’attico! Ma soprattutto: buonista!
Da tempo il vocabolario dell’invettiva politica di una certa parte della società – quella che si proclama stufa, indignata – si è ridotto a un pugno di vocaboli ripetuti
all’ossessione. È sufficiente azzardare un pensiero pietoso sui migranti, uno critico sulle prevaricazioni della polizia, uno dubbioso sul giustizialismo, e scatta l’accusa – che include già la condanna – di buonismo.


Ma cos’è questo famigerato buonismo?

Semplificando, e limitandoci al significato radicato nel dibattito politico, è una posa di bontà: è l’ipocrisia la prerogativa del buonista, al quale si rimprovera di assumere posizioni giuste, corrette, per l’appunto buone, solo per comodità, per opportunismo, per sfoggio di virtù, ben sapendo che, come ogni ipocrita, all’atto pratico sarà il primo a venire meno ai suoi principi. Del resto, chi taccia il proprio interlocutore di buonismo è spesso colui che dallo stesso esige una serie di dimostrazioni di integrità che sgombrino il campo da ogni sospetto di ipocrisia.

Perché gli immigrati non te li prendi in casa tu? Dov’eri quando i terremotati avevano bisogno di aiuto? E perché, invece che in Sardegna, non te vai a fare volontariato in una zona di guerra? Dimostra subito la tua onestà, o taci per sempre!
È evidente l’aspetto ricattatorio. Nella presunzione della sua colpevolezza, l’imputato buonista, se vuole sostenere la sua idea, deve prima offrire le prova della sua buona fede. Probatio palesemente diabolica.

Perché, invece di lanciarsi in un dialogo, si sceglie di soffocare il contraddittorio sul nascere andando a sindacare il retropensiero, il secondo fine, dell’avversario? In altre parole, perché, invece di combattere un’idea, si sceglie di infangare le intenzioni dietro a quella idea? Semplice: è più facile.
Ci vogliono argomenti convincenti, grandi abilità dialettiche e una notevole dose di cinismo per sostenere certe posizioni oggi tanto in voga (“Affondiamo le navi!”, “Lasciamoli annegare!”, “In galera senza processo!”): è più facile zittire le critiche insinuandone l’ipocrisia.