21/07/20

Pensa bene (ovvero dona, informati e sii partecipe della felicità di tutti)

Good thinking nasce con un obiettivo: raccontare il civismo e il dono come segno di civiltà. Anzi, di una civiltà impegnata per il benessere di tutti.

Non carità: non solo dare a chi non può avere, al meno fortunato. Non l’azione di qualcuno che, abbindolato da “qualcun altro”, svuota gli spiccioli dal borsellino. Nel 2020 il dono è una scelta consapevole e quasi (anzi, senza quasi) un investimento strategico su un’organizzazione, su un progetto, su un’idea che sia in grado di generare un beneficio per una comunità. Spesso, la nostra stessa comunità.

Non solo denaro: può sembrare banale, ma il gesto del donare serve a stabilire legami interpersonali e sociali. Con le parole del sociologo Marcel Mauss, “il dono inteso come scambio senza nessuna costrizione di carattere economico e commerciale, nelle società arcaiche e primitive serve a stabilire relazioni non solo con altri individui, ma costituisce il nucleo dell’intera organizzazione sociale”.

Una prassi quotidiana, anche accidentale. È un gesto, molte volte parte dall’istinto e si tramuta in un atteggiamento concreto nei confronti dell’altra persona o di noi stessi.

Innesca in noi un meccanismo di felicità, di gratitudine e di consapevolezza di aver fatto qualcosa per qualcuno.

Una pratica sollecitata. Posso sentire il bisogno di fare, donare ma se intorno a me non c’è nessuno a raccogliere il mio gesto, non avrò niente e nessuno con cui condividere la mia generosità. Per questo il buon vecchio detto dei nonni “chiedi e ti sarà dato” ha un fondo di verità: se nella società della frenesia e della dinamicità chi ha bisogno di investimenti ed elargizioni si dimentica di chiedere, di sollecitare la propria comunità di riferimento, è molto difficile che il supporto economico cadrà magicamente dal cielo.

Ogni individuo ha un peso nella comunità. Una consapevolezza che si è resa così evidente nel periodo di lockdown del Covid-19, che ha saputo mettere in luce il meglio e il peggio di ciascuno, e anche tutto quello che c’è dall’altro lato della medaglia del dono: che per certi versi è anche sacrificio per l’altro.

Per questo donare è un atto di civismo: da conoscere, promuovere, compiere.


È quello che fa good thinking, che studiando strumenti e trend del fundraising ed esplorando le motivazioni di grandi e piccoli donatori in Italia e nel mondo, racconta cosa il dono può fare nei fatti e non solo nelle emozioni.

Per sé stessi e per gli altri (che quando il verbo è “dare”, io e noi è un po’ la stessa cosa).

I protagonisti: filantropi, professionisti del non profit, innovatori o giovani volontari che, proprio come i redattori di questa column digitale, decidono di condividere gratuitamente passioni ed esperienze. Perché thinking is good, e se pensi bene e a fin di bene è ancora meglio.

Andrea e Danila