Senso civico per affrontare i problemi di oggi e prevenire quelli di domani


Cittadini non si nasce, si diventa.

Tuttavia, alimentare un sentimento civico è difficile.

A volte è la storia a incaricarsene, sotto la spinta di avvenimenti che generano un senso di appartenenza civica.

È avvenuto negli anni della Ricostruzione, quando il Paese si è ripreso dalla guerra e si è impegnato in uno sforzo straordinario di coesione e sviluppo, suscitando un senso di solidarietà e la coscienza di una direzione comune. Ma poi la spinta si è affievolita fino a perdersi.

 

Sono state molte le cause che hanno scolorito e quasi cancellato la nozione di bene comune. È stato un fenomeno non solo italiano, che ha accompagnato la diffusione di un’idea di benessere individuale in cui non sentivamo di aver bisogno gli uni degli altri o di essere in debito con qualcuno. L’allentamento dei legami che ci tenevano insieme è sembrato una condizione necessaria per lo sviluppo economico.

Ma ci siamo sbagliati.

 

La conseguenza oggi è evidente nelle forme della vulnerabilità che tocca le persone, le comunità, le stesse istituzioni pubbliche. La domanda è dunque come ripetere quel miracolo, al tempo stesso economico e sociale, con cui la generazione del secondo dopoguerra ha cambiato in meglio l’Italia. Perché i problemi che dobbiamo affrontare non troveranno soluzione senza una rinascita di spirito civico.

È illusorio pensare che il problema del deficit pubblico si possa affrontare senza fare i conti con l’altrettanto oneroso deficit civico. Dobbiamo imparare di nuovo a sentirci coinvolti in un’impresa collettiva, a impegnarci nel proteggerci a vicenda dai rischi e dalle difficoltà. Ricostruendo un noi, un senso di ciò che siamo come cittadini e di ciò che dobbiamo gli uni agli altri.

 

Essere popolo è avere una coscienza civica comune: condividere una visione e un senso di responsabilità. E tutto questo non nasce da un’appartenenza etnica o di sangue ma dall’impegno comune a rendere abitabile la realtà in cui viviamo insieme. Senza cancellare le differenze ma piuttosto valorizzandole per trascendere le appartenenze identitarie. Unendo il Paese attorno all’idea che solidarietà, senso del dovere e sviluppo non possono che procedere insieme.

 

ENZO MANES

Presidente Fondazione Italia Sociale

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