15/09/20

Una nuova comunicazione civica: intervista a Mariangela Pira

di Serena Scarpello

Una chiacchierata con Mariangela Pira, volto di Sky TG24 e icona di un’informazione chiara e diretta che viaggia soprattutto sui social, grazie alla quale ci aiuta ogni giorno a capire meglio gli effetti della pandemia sull’economia reale


Nel tuo ultimo ebook Cronaca di un disastro non annunciato (Edizioni Chiarelettere) cerchi di delineare i principali effetti a livello economico che l’emergenza Covid ha portato con sé. Nella sua prefazione, Giuseppe De Bellis, direttore di Sky TG24, spiega inoltre i cambiamenti che giorno per giorno vi hanno portato a fare una tv diversa da quella che tutti eravamo abituati a vedere fino al giorno prima che il Coronavirus arrivasse in Italia.

«Esatto. Noi ci siamo trovati al centro dell’attenzione, tutti si rivolgevano ad un canale all news per capire cosa stava accadendo al Paese. All’improvviso ci siamo ritrovati tutti ad avere a che fare con una situazione mai vista prima. Stava accadendo qualcosa di portata epocale, i telespettatori all’improvviso sono aumentati. Io personalmente ho comunicato sui social esattamente come facevo prima e ho capito che per certi temi LinkedIn è il canale meno votato alla polemica sterile.»

Il modo in cui hai comunicato sembra essere l’esatto contrario del social distancing. Nel senso che sembra che tu abbia creato una connessione ancora più stretta con i tuoi follower e quindi con gli spettatori.

«Credo che sia cresciuta la voglia di ascoltare e poi i mesi di lockdown hanno messo in evidenza quanto i messaggi siano disintermediati in generale. Ho avuto l’opportunità di avvicinare molte persone che magari prima partivano prevenute. Credo che la voglia di capire rimarrà, ora per esempio si guarda molto di più alla scienza, e sento di più parlare di competenze e meritocrazia.»

Potremmo quasi dire che si sta delineando un’idea di maggiore civismo nel web.

«Credo di sì. Sicuramente ci siamo resi conto che facciamo tutti parte di uno stesso sistema, che funziona solo se funzioniamo tutti.»

Da un punto di vista di comunicazione, credi che il mondo finanziario sia stato all’altezza?

«Quando la presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha dichiarato che lo spread non era un problema della BCE ha sbagliato, soprattutto perché ha sminuito l’importanza storica di quella decisione. Ci ha insegnato che quando sei a certi livelli non puoi permetterti nessun tipo di errore comunicativo. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha invece dimostrato di sapere comunicare nel modo giusto, per esempio registrando tutti i suoi messaggi anche in italiano, per fare capire che siamo tutti una comunità. In generale le comunicazioni positive, così come quelle negative, ci hanno insegnato che quando abbiamo a che fare con un’emergenza di tale portata non sono ammessi errori di alcun tipo.»

Come ci aveva già insegnato Mario Draghi nel 2012, allora a capo della BCE, che con il suo famoso discorso in cui si dichiarava pronto a tutto per preservare l’euro, riuscì a cambiare il corso della storia (e a salvare effettivamente molti Paesi dal fallimento).

«Sono certa che studiasse molto i suoi discorsi. Se ci pensi lui era lentissimo nelle risposte in conferenza stampa, pesava anche i due punti. Walter Veltroni in una recente intervista ha ricordato che il capo dell’opposizione in Portogallo si è alzato in piedi, appena aveva finito di parlare il suo Primo Ministro, per dire “Io non sono d’accordo con la gran parte delle cose che fa, ma questo è il momento di essere uniti, quindi avrà il mio supporto al 100%”. Un altro esempio di comunicazione efficace.»

In pratica, una nuova comunicazione solidale.

«Soprattutto nei mesi di lockdown in cui ci sentivamo tutti un po’ più soli e in molti non avevano alternative se non aggrapparsi ai social. Chi sta davanti e dietro lo schermo, oggi più che mai ha bisogno di fiducia. Anche questa cosa che tutti ci dobbiamo esprimere su tutto, quando nessuno può avere competenza su tutto! In una puntata della serie The newsroom, la stagista pubblica un tweet sbagliato e viene ripresa dal di- rettore generale dell’azienda che le dice che quel post creerà dei problemi alla loro tv. Quando le chiede perché l’avesse fatto, lei risponde “per i retweet”. Questo è il problema.»

Non credi che ormai la verità sia sempre più difficile da raggiungere?

«Quando Angela Merkel ha spiegato il contagio, in uno dei video più condivisi durante i primi mesi di pandemia, l’ha fatto usando la scienza ma anche una comunicazione semplice e diretta: se il contagio era 1 a 1 la Germania riusciva a contenere il virus, se fosse stato 1 a 2 avrebbero avuto i letti pieni ad agosto, con 1 a 3 i letti si sarebbero riem- piti già a giugno e quindi la crisi del sistema sarebbe stata inevitabile. Una linearità da vera statista.»

Abbiamo citato molte donne in questa nostra conversazione. Se da un lato c’è ancora molta strada da fare per raggiungere una vera parità, dall’altro siamo comunque rappresentate più di prima, anche in un mondo come quello finanziario che è soprattutto maschile.

«Quello che noi donne non dobbiamo fare è imitare gli uomini e anzi dovremmo volgere a nostro favore quegli strumenti che agli occhi degli altri ci depotenziano. Come fece Margaret Thatcher quando non ascoltò i suoi consiglieri e non rinunciò alla sua borsetta. E così oggi “to hand bag” è diventato un modo di dire che nel Parlamento britannico indica “discutere in modo molto vivace”.»

Se guardiamo alla gestione della pandemia, tra le città più virtuose c’è sicuramente San Francisco, guidata dalla sindaca London Breed, 45 anni, che già alla fine di febbraio aveva deciso di dichiarare lo stato di emergenza e due settimane dopo aveva vietato gli assembramenti. O Stati come la Finlandia di Sanna Mirella Marino la Nuova Zelanda di Jacinta Arden.

«Lei per esempio era andata in diretta nazionale e si era rivolta direttamente ai bambini spiegando il Covid come se fosse una favola: loro dovevano stare in casa ma erano al sicuro perché gli gnomi li pro- teggevano. Una dolcezza che solo una donna può trasmettere.»